(Foto di Med Ahabchane da Pixabay)

Testo tratto dal sito:  Il Minotauro

“Il blackout game, pratica di autosoffocamento che si è portata via il quattordicenne milanese Igor Maj e la mania del selfie estremo che probabilmente ha fatto precipitare un altro adolescente nel condotto dell’aria di un centro commerciale sempre a Milano, sono casi che noi adulti tendiamo spesso a bollare, con una certa dose di superficialità, come tragiche conseguenze del senso di onnipotenza degli adolescenti. “Niente di più sbagliato”, spiega a Panorama.it Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro di Milano, che da anni si occupa di adolescenti e anche di dipendenza tecnologica. “L’assunzione di comportamenti a rischio in adolescenza esiste dalla notte dei tempi, la percezione è che siano in aumento perché di recente ci sono stati alcuni eventi clamorosi ravvicinati. In adolescenza da sempre c’è la propensione a guardare in faccia la morte, ma non si tratta di senso di onnipotenza o di stupideria, io penso che sia proprio il contrario”. “Finita la vera epoca dell’onnipotenza, che è l’infanzia”, racconta Lancini, “l’adolescente entra in contatto con le verità anche depressive della vita: il suo corpo è mortale. Una volta c’erano le corse folli in motorino, i film dell’orrore, per quel brivido che dà costringersi a fare cose paurose. Questa ricerca della paura è un tentativo, anche inconsapevole, di avere un controllo attivo sulla morte. A questa età bisogna farci i conti”.

La sfida è sempre più social

Se la necessità di mettersi alla prova è una delle motivazioni scatenanti per comportamenti rischiosi come quelli dei due ragazzi che hanno perso la vita nell’ultimo periodo, quello che accomuna i due eventi è il fatto che le sfide cui i ragazzi si sottoponevano avevano come teatro i social network […] E qui Lancini chiama in causa i genitori, protagonisti del suo più recente libro Abbiamo bisogno di genitori autorevoli, edito nel 2017 da Mondadori. “La ricerca di popolarità e di successo da parte di questi ragazzi si inquadra in una società nella quale anche gli adulti mettono sempre più importanza nell’esserci, nell’apparire, nel farsi selfie e avere riscontri positivi”. Ed ecco il tema centrale del pensiero di Lancini: “Il problema degli adolescenti non è la trasgressione, non fanno ciò che fanno per disubbidire, ma per tollerare quote di delusione […] I bambini vengono socializzati sempre prima, gli si vieta la solitudine, e quando diventano adolescenti non si sentono mai abbastanza popolari e belli“, sostiene Lancini. “Secondo me abbiamo adultizzato l’infanzia e infantilizziamo l’adolescenza”.

Riprendere il controllo

In pratica mettiamo i telefonini in mano ai nostri figli a partire dall’età di 8 anni, li spingiamo a svolgere mille attività e ad avere tanti amici, poi quando diventano adolescenti proviamo a riprendere il controllo e a mettere i famosi paletti che aiutano a crescere, ma ormai è troppo tardi. “Quei paletti non li puoi introdurre a 13 anni, dopo un’infanzia tutta espressiva, dalla quale è stata bandita la solitudine” […]

Certo, in una società molto più paurosa di quella in cui siamo cresciuti noi che siamo adulti adesso, ha fatto molto comodo togliere i figli dai cortili, dai giardini e della strada e saperli in casa a fare i videogame. “Abbiamo preso i corpi dei nostri figli e li abbiamo messi sotto sequestro: i videogiochi hanno sostituito le battaglie in strada, quelle sfide fisiche che procuravano qualche sbucciatura e consentivano ai bambini di mettersi alla prova con i coetanei, maschi e femmine” […]

“Come è andata oggi su internet?”

“Oggi”, spiega Lancini, “la domanda che andrebbe fatta ai ragazzi, oltre al trito ‘come è andata a scuola’ è ‘ come è andata oggi in rete?’. Continuiamo a non considerare il fatto che quello che succede su internet è reale come ciò che accade fuori. Si tratta di un universo straordinario di relazioni, di videogiochi con milioni di utenti, di mondi di una complessità incredibile, penso a Fortniteil gioco del momento, di cui i genitori non sanno nulla” […] 

Per lo psicoterapeuta quelli davvero deboli e da proteggere siamo noi genitori. E le cose che i ragazzi non ci dicono, non le tacciono per paura di punizioni che tanto spesso non arriveranno, ma per il timore di preoccuparci e angosciarci. “Non hanno paura della nostra reazione punitiva ma di quella emotiva“ […]

Commenta Lancini. “Bisognerebbe smetterla di vietare il telefonino ai ragazzi e iniziare ad avere il coraggio di vietare ai genitori di riprendere i figli a tutte le recite dell’asilo, al saggio di chitarra, in ogni occasione. La società del narcisismo nasce qui, nonni e genitori riprendono i ragazzi in ogni minuto della loro giornata e poi si chiedono ‘ma perché sei fissato con i selfie e ossessionato dall’immagine?’. La società dell’esibire l’abbiamo creata noi, fotografando quello che mangiamo, condividendo ogni secondo delle nostre vacanze. Non possiamo chiederne conto solo all’adolescente quando fa gesti pericolosi”.

Per l’articolo completo clicca: Il Minotauro

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