(Foto di Mabel Amber da Pixabay)

Testo tratto dal sito: Guida Psicologi

“Penso che mi mancherà tanto il mio bambino…”. “Vorrei che rimanesse piccolo per sempre” o ancora, “Non sta più volentieri con noi, si vuole isolare”, “Adesso mi vuole bene ma poi litigheremo sempre”. Quante volte vi è capitato di esprimervi in questi termini e quindi di pensare all’arrivo dell’adolescenza come alla comparsa di un essere malvagio che si approprierà del vostro bambino trasformando così la vostra relazione affettuosa in un conflitto perenne? In questo caso il sentimento di perdita prende il sopravvento. Come stanno le cose? L’adolescenza è ancora pensabile in questi termini? Queste paure trovano un riscontro nella clinica e nella ricerca in psicologia?

Le paure dei genitori risultano postdatate. La paura di perdere il figlio in termini di uscita dal nucleo familiare si scontra con il dato di realtà di questi ultimi anni che, come riportano i dati Istat, vede i figli rimanere in famiglia fino ai trent’anni e, dato più preoccupante, rimarca quanto la ricerca dell’autonomia non rientri più tra i primi loro obiettivi […]

Facciamo un passo indietro: perché è importante questa fase di sviluppo per i ragazzi? L’importanza di riuscire ad attraversare questo periodo di sviluppo per i ragazzi è correlata all’importanza del suo fine: l’acquisizione della propria identità […] 

Per raggiungere questa meta è indispensabile separarsi, fisicamente ed emotivamente, dai propri genitori e dall’infanzia, sia in termini di processi di pensiero, sia in termini d’immagine di Sé, che dovrà essere “rinnovata” attraverso l’integrazione del nuovo corpo, con tutti i cambiamenti che “subirà” in adolescenza […]

Nelle “famiglie adolescenti” invece i figli sono iperprotetti e ricevono più attenzioni che mai: “il figlio assomiglia sempre più a un principe al quale la famiglia offre i suoi innumerevoli servizi”, così scrive Massimo Recalcati. In questo modo i genitori, mette in guardia Matteo Lancini, rischiano di creare nei figli degli ideali di realizzazione molto elevati, che possono quindi facilmente crollare, soprattutto nella delicata fase adolescenziale, generando delusioni che, oggi più che mai, gli adolescenti mostrano di non sapere tollerare. La loro scarsa tolleranza alla frustrazione può portarli a mettere in atto strategie potenzialmente rischiose per il loro sviluppo. Questo sembra il motivo per il quale il ritiro sociale oggi è ritenuto essere la forma di disagio più rappresentativa del periodo adolescenziale […]

Credo che sia importante ripartire da qui e quindi che la responsabilità più grande degli adulti sia quella di impegnarsi, ognuno con il suo ruolo, affinché venga ripristinato il valore della diversità che gli adulti devono trasmettere ai bambini facendoli sentire accettati e quindi amati per ciò che sono […]

Cosa può fare la generazione adulta? Il primo passo in questa direzione è che l’adulto tenga sempre presente che il bambino che ha di fronte è una persona portatrice di risorse che meritano di essere considerate, rispettate e valorizzate. Dobbiamo impegnarci affinché i bambini non siano portati a pensare che ci sia un modo giusto e sbagliato di esistere […]

Nel concreto è importante che nella relazione con i bambini riflettiamo sull’uso delle parole, ad esempio quando ci riferiamo a loro usando le categorie buono o cattivo dobbiamo essere consapevoli che queste rischiano di rimandare sempre a quelle del giusto e sbagliato. Non c’è bisogno di “etichettare” tutto quello che accade […]

Un’altra via è di constatare con loro quello che è successo senza per forza dover esprimere un giudizio che li possa identificare in una categoria giusta o sbagliata, ma piuttosto chiedendo a loro come si sono sentiti vivendo una o l’altra esperienza. Se chi abbiamo di fronte, invece, è un adolescente che non ha vissuto quest’esperienza di accettazione infantile, non significa che tutto sia perduto ma semplicemente che dovremo relazionarci a lui partendo dalla consapevolezza di ciò che è mancato e trovando il modo, adeguato all’età, di fargliela vivere. “

Per il testo completo clicca: Guida Psicologi

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