Testo tratto dal sito: Guida Psicologi

Che cos’è l’autismo oggi?

[…] In linea generale l’autismo è una condizione che influisce tipicamente sull’abilità della persona di comunicare, di avere relazioni con gli altri e di rispondere in modo appropriato all’ambiente circostante. Nello specifico, però, le persone con autismo presentano anche delle caratteristiche senso-motorie peculiari che co-determinano una coerente e difettuale apertura di mondo […]

Cosa succede nel cervello di un paziente autistico?

Quanto detto sopra è anche in parte spiegato da uno sviluppo atipico del sistema nervoso e dell’organismo nel suo insieme. Da tempo infatti le teorie psicologiche sull’origine dell’autismo sono state superate essendo ormai chiaramente riconosciuta la base neurobiologica di questo disturbo, con la presenza di una forte predisposizione genetica […]

Il mondo del paziente autistico

[…] Il nostro modo di fare esperienza, che si chiama ipseità, accade contemporaneamente a una certa apertura di mondo: io non posso fare esperienza senza un mondo che mi circonda; quindi la mia ipseità e l’apertura di mondo si co-appartengono e si co-determinano, è come dire che io posso fare esperienza solo se c’è una certa apertura di mondo, dove per mondo si intendono le persone, gli oggetti, i luoghi e i significati che hanno per me. Nell’autismo accade che un’alterazione genetica causa una patologia di questo modo di fare esperienza con conseguenti aperture di mondo difettuali. Questo spiega e rende conto dell’incapacità di queste persone di accedere alla rete coerente di rimandi che caratterizza il nostro essere-nel-mondo […].

Esiste una psicoterapia dell’autismo?

Gravi patologie come l’autismo traggono beneficio da trattamenti che sono perlopiù basati sulla riabilitazione e la psicoterapia è solo una delle terapie che formano il quadro complessivo del progetto riabilitativo. Ecco perché con questi pazienti si parla più spesso di riabilitazione piuttosto che di psicoterapia, riabilitazione intesa come sostegno, una riabilitazione che, appunto, ri-abiliti il paziente accompagnandolo a “stare” nel mondo

Testo tratto dal sito: Guida Psicologi

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