(Foto di Binja69 da Pixabay)

Testo tratto dal sito: State of Mind

“Il Disturbo da Deficit dell’Attenzione e dell’Iperattività (ADHD) è caratterizzato dalla difficoltà di focalizzare l’attenzione in modo volontario e costante, dalla tendenza all’iperattività motoria e cognitiva e dalla difficoltà nella gestione emotiva. Le persone che soffrono di questo disturbo, mostrano incostanti o scarsi livelli motivazionali e tendono alla disregolazione emotiva per cui spesso si presentano comorbilità con disturbi del comportamento, d’ansia o di personalità […]

Le difficoltà attentive presenti nell’ADHD sono variabili e differenti; per cui si osserva una difficoltà nella preparazione del compito (scarsa allerta fasico e bassa motivazione), estrema fatica a mantenere e orientare l’attenzione volontariamente (allerta tonico e attenzione sostenuta di tipo endogeno), aggravata dalle distrazioni esterne (focalizzazione automatica di tipo esogeno) e dalla tendenza a vagare con la mente (distrazione), soprattutto nel corso di un compito automatico o poco interessante (Default Mode Network, DMN).

Considerando tali caratteristiche (Posner  e Petersen, 1990; 2012; Tang e Posner, 2009, Malinowski, 2013) la meditazione faciliterebbe l’allenamento delle funzioni di focalizzazione, osservazione e consapevolezza della propria distrazione, influendo positivamente sulle abilità di riorientamento e disancoraggio dallo stimolo e sul funzionamento attentivo e cognitivo generale […]

Questo potrebbe contrastare efficacemente l’abituale deficit di auto-regolazione cognitiva ed emotiva, tipico dell’ADHD e dei disturbi ad esso associati (Biederman, 2004; Kessler et al., 2006). “

Per l’articolo completo e per l’analisi di alcuni studi su questo argomento, vai sul sito: State of Mind

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