(Foto di Tumisu da Pixabay)

Testo tratto dal sito: State of Mind

“Attualmente, in una società dominata da incertezza, disoccupazione, precarietà economica, i media comunicano notizie (in numero crescente) su fenomeni di violenza (sessuale, fisica, psicologica) esercitata in particolare da gruppi di minori, adolescenti o “giovani adulti”. Questi ultimi non si limitano a manifestare condotte aggressive o violente ma mostrano e diffondono tali comportamenti, come fossero trofei, mediante video o immagini sui telefonini o sui social network […]

La violenza è un’azione o un comportamento inflitto alla persona contro la sua volontà e che reca dei gravi danni (fisici e psicologici) […]

Violenza di gruppo

Molti adolescenti replicano condotte aggressive che vivono costantemente nella loro vita quotidiana: in particolare, riproducono in un altro contesto le regole della vita sociale che sono state trasmesse con modalità dirette o indirette. Alcuni comportamenti violenti possono scaturire da uno stato di mancanza affettiva derivante da un disagio sperimentato in famiglia o nella società in cui il giovane si sente privo di un percorso gratificante di accompagnamento alla crescita e all’autonomia (Bourcet, Tyrode; 2002).

Quando viene emesso un comportamento violento è importante comprendere il collegamento tra la personalità dell’individuo, il tipo di condotta e l’ambiente circostante […] 

Un altro meccanismo usato può essere quello della diffusione della responsabilità, il quale permette di distribuire fra diversi individui la responsabilità derivante dall’attività violenta e illegale e di comportarsi in maniera crudele. Infine, la disumanizzazione della vittima consente di rappresentare la vittima con caratteristiche indegne e spregevoli, in modo da infliggere azioni spietate ed evitare l’insorgere di emozioni negative come l’angoscia alla vista della sofferenza impartita […]

Il desiderio di esibirsi mediante cellulari o social network

Attualmente, nella nostra società si assiste ad un comportamento costante, quello di “mostrarsi” non solo in televisione ma anche su Facebook, su Youtube o sui telefonini. L’esibizione è in aumento perché un messaggio da comunicare al mondo è che “ciò che è davvero importante per me” viene trasmesso mediante lo schermo, il telefonino o i social network. Ciò potrebbe essere una strategia per definire il proprio Sé (Avenia, Pistuddi, 2012) e acquisire autostima […]

Mediante l’esibizione di filmati o video, la persona oltre definire il proprio Sé, può soddisfare due bisogni: il bisogno di ammirazione e quello di appartenenza. Le immagini, i progetti e gli obiettivi raggiunti possono essere condivisi con un vasto pubblico in modo tale da ricevere “ammirazione”; in secondo luogo, il rapporto con conoscenti ed estranei attraverso messaggi o video permette di formare e consolidare interazioni sociali (Katz, Blumler, Gurevitch, 1974; Papacharissi, Mendelson, 2011). Il bisogno di ammirazione e di appartenenza possono essere soddisfatti dalla dimensione dell’“amplificazione”. Sui social network o sul web, un messaggio aggressivo può essere letto da moltissime persone in tutto il mondo e dunque avere un impatto molto differente da quello ipotizzato (Wallace, 2015). Lo stesso si potrebbe dire della diffusione di video mediante cellulari. 

Per saperne di più e leggere l’articolo completo clicca: State of Mind

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