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Testo tratto dal sito: State of Mind

” Si parla di Funzionamento Intellettivo Limite (FIL), usando anche etichette diverse come “borderline cognitivo” o “slow learner”, quando siamo in presenza di un individuo con QI globale che risponde ad una misura che va dai 70 agli 85 punti e non presenta elementi di specificità.

Funzionamento Intellettivo Limite: oltre la valutazione del QI

Trattasi di una condizione evolutiva caratterizzata da un funzionamento cognitivo borderline, ovvero una sorta di zona di confine tra normalità e disabilità intellettiva.

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Gli alunni con Funzionamento Intellettivo Limite sono citati nella D.M. del 27/12/2012 sui Bisogni Educativi Speciali, in quanto passibili di difficoltà scolastiche che ostacolano un adeguato apprendimento e che, quindi, necessitano di un intervento specifico da parte del docente. Questi alunni, non presentano elementi di specificità, pertanto risulta difficile stimarne la presenza effettiva tra la popolazione scolastica: secondo Renzo Vianello (2008), la cifra si aggirerebbe attorno al 4-7%.

Coerentemente con quanto riportato dal DSM-5 (APA, 2013), la valutazione del QI è necessaria, ma non sufficiente per definire una condizione di Funzionamento Intellettivo Limite. Essa è causa principale ma non unico elemento per un’adeguata valutazione diagnostica. È importante considerare le diverse abilità cognitive ed il funzionamento adattivo: un QI nel range borderline deve associarsi a necessità di supporto scolastico affinché l’alunno possa rispondere adeguatamente alle richieste del proprio contesto di vita. Questi alunni, infatti, presentano limiti intellettivi e problemi adattivi che, pur non precludendo un inserimento nella vita normale, potrebbero rendere difficile rispondere alle richieste della scuola e dell’ambiente in cui sono inseriti.

In effetti, secondo la letteratura scientifica, la diagnosi di Funzionamento Intellettivo Limite richiede, oltre ad un QI totale e abilità adattive comprese fra 1 e 2 DS negative, che il profilo intellettivo non presenti elementi di specificità, presentando alcune componenti deboli ma altre nella norma (Cornoldi, Giofrè, Orsini e Pezzuti, 2014). Richiede, inoltre, che le debolezze della persona non siano imputabili né ad altri fattori che giustificherebbero un’altra diagnosi né a condizioni ambientali, emotive, sociali transitorie, tali per cui la diagnosi potrebbe venire meno. Infatti, la condizione di borderline cognitivo non presenta il carattere di selettività tipico dei disturbi specifici, né una richiesta di supporto continua tipica delle disabilità intellettive.  

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Funzionamento Intellettivo Limite: l’intervento del docente

All’interno di questo panorama clinico, come può porsi l’intervento del docente nella sua veste didattica e pedagogica?

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La scuola può contribuire, quindi, a far raggiungere all’alunno con Funzionamento Intellettivo Limite il più alto livello di funzionamento grazie al potenziamento delle abilità (non solo scolastiche) del soggetto stesso sulla base di un’analisi ponderata dei punti di forza, sulla quale si andrà a costruire l’intervento pedagogico e didattico. Un comportamento competente da parte delle figure educative è alla base del benessere personale, sociale e scolastico perché mette il bambino nelle condizioni di percepire positivamente sé stesso e gli altri. Inoltre, l’intervento competente del docente svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’autostima, che in questi casi costituisce sovente uno dei punti di debolezza più radicati. Atteggiamenti di disponibilità, accettazione, empatia, incoraggiamento ed approvazione da parte delle figure che circondano il bambino, lo aiutano a sviluppare sentimenti positivi riguardo alle proprie capacità e ad aumentare il senso di auto-efficacia (Bandura, 1997).

L’intervento del docente non dovrebbe prescindere da momenti di osservazione sistematica che permettono di delineare un chiaro profilo comportamentale (soprattutto nel caso di comportamenti problema) e delle abilità cognitive e scolastiche dell’alunno (pensiamo ai tempi di attenzione, alle competenze metacognitive, punti di forza e risorse individuali).

Bisogna tenere presente che sussistono alcune manifestazioni tipiche di alunni con Funzionamento Intellettivo Limite, come ad esempio:

  • frequenti insuccessi diffusi su diverse aree disciplinari;
  • lentezza esecutiva e difficoltà nella comprensione del compito;
  • difficoltà nel comprendere i concetti astratti e svolgere esercizi che chiamano in causa competenze logiche;
  • difficoltà nel mettere in atto processi di generalizzazione o trasferimento di apprendimenti da un contesto all’altro (ad esempio individuare le relazioni logiche tra le diverse discipline e/o argomenti);
  • difficoltà nell’integrare tra di loro vecchi e nuovi concetti e riconoscerne i legami le gerarchie;
  • difficoltà nel pianificare e organizzare le proprie attività in tempi adeguati;
  • possibile senso di inadeguatezza, bassi livelli di autostima e demotivazione nei confronti di tutte quelle attività scolastiche per le quali sperimentano maggiormente difficoltà e insuccessi.
Quali, allora, le strategie didattiche opportune
[..] Uno degli strumenti che il docente ha a disposizione è il Piano Didattico Personalizzato (nel caso in cui il Consiglio di classe decidesse di optare per la formalizzazione delle strategie didattiche). Per i BES non tutelati dalla Legge 104/92 e 107/10, la redazione del PDP è una scelta dei docenti e non un vincolo. Si consiglia, in ogni caso, di formalizzare l’intervento nel momento in cui strumenti compensativi e misure dispensative siano necessarie anche in sede di valutazione (verifiche ed interrogazioni ed Esami di Stato).

Le strategie didattiche, formalizzate o meno, devono insistere sull’autonomia dell’alunno con Funzionamento Intellettivo Limite, tramite il potenziamento dei processi di metacognizione. Gli strumenti compensativi possono costituire un aiuto a questo proposito, oltre che sopperire alla lentezza esecutiva (pensiamo alla calcolatrice, tavola pitagorica, formulari, etc). Il bambino, però, deve essere in grado di utilizzarli in maniera consapevole, e, soprattutto, opportuna, altrimenti si corre il rischio di ostacolare ulteriormente l’apprendimento di spogliare l’alunno di responsabilità e autonomia.

Il docente può inoltre: fornire indicazioni chiare circa le attività da svolgere attraverso consegne ed istruzioni trasparenti e che ricorrano a termini quanto più possibili concreti; anticipare quello che deve essere appreso, se necessario optando anche per la divisione in sequenze o usando supporti iconici per facilitarne la comprensione e l’apprendimento in fasi; coerentemente con i tempi di attenzione, si può ipotizzare il ricorso a strumenti informatici per appunti, materiali multimediali, ricerca di informazioni, vocabolari online. Bisogna supportare l’alunno nelle attività di comprensione suddividendo gli argomenti complessi in fasi o step e mediante l’evidenziazione di concetti chiave, partendo da proposte che è in grado di gestire, in modo che il successo sia possibile e che, quest’ultimo, funga da rinforzo per l’autostima e il senso di autoefficacia.

Non bisogna ignorare che alle volte, gli alunni con Funzionamento Intellettivo Limite hanno bisogno di tempi differenti rispetto al resto della classe per le attività di analisi, comprensione e svolgimento di un compito. Soprattutto, bisogna preferire forme alternative a quella che è la lezione frontale, in quanto emerge oramai in maniera chiara che quest’ultima è una metodologia che si concilia solo con lo stile di apprendimento di pochissimi alunni e, di certo, non può dirsi foriera di didattica inclusiva.

Il ragazzo, ad ogni modo, deve essere sempre il protagonista del proprio processo di apprendimento, pertanto non bisogna sottovalutare l’aspetto motivazionale, vero motore di questo processo. “

Per l’articolo completo clicca sul sito: State of Mind