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di Laura Chiesa

Danny Zampiccoli nella sua intervista mette l’accento su questioni educative e psicologiche di grande rilievo per chi si dedica al mondo degli adolescenti.

Innanzitutto ciò che accade quando un adulto diviene figura di riferimento. È un evento per molti versi speciale, assolutamente non scontato o dovuto, non è intrinseco al ruolo, non basta essere ‘il prof.’: per diventare ‘Il Prof.’ è necessaria la scelta personale di quel singolo ragazzo. I ragazzi spesso scelgono in modo attivo le loro guide, individuandole nel mondo degli adulti a loro vicini: un insegnante, un educatore, un allenatore, un animatore del gruppo parrocchiale, il genitore di un amico, …

Tutte queste persone condividono una caratteristica: la responsabilità di traghettare i ragazzi verso il mondo adulto. In ambito cinematografico l’argomento ha dimostrato molto interesse; per citare qualche titolo, ricordo ad esempio i film ‘L’attimo fuggente’ e ‘L’Onda’; in entrambi viene tratteggiata la capacità di un adulto di divenire figura carismatica e la portata dirompente, entusiasmante e potenzialmente drammatica che questo comporta.

Veniamo ora alla questione delle regole, sulla quale il rifugista ha insistito molto come canale di scambio nel suo rapporto di stima e affetto con i ragazzi che accoglie. Dal punto di vista psicologico si tratta di un tema molto articolato. La possibilità di un confronto con una regola solida è prima di tutto l’occasione per fare i conti con i propri comportamenti ed il proprio senso etico: c’è chi tende a rimanere soffocato da regole personali troppo rigide, che tolgono spontaneità al mondo affettivo; c’è chi al contrario, non avendo interiorizzato un buon senso del dovere, del limite, del divieto, rischia di non raggiungere una solidità personale e di trovarsi per questo in balia di situazioni sociali ed emotive, perché non le sa governare. In adolescenza c’è un risveglio pulsionale, il mondo dei desideri prende vita, e con esso anche quello delle angosce. L’adesione passiva alla regola, segno di una posizione subordinata e di dipendenza tipica del bambino, cede il posto alla sfida all’autorità, con il rifiuto delle sue regole. Frantumato il mondo normativo precostituito, come riuscire a non finire alla mercé dei propri stati d’animo? Come riuscire a costruire una propria dimensione etica e normativa?

Questo rappresenta senz’altro un passaggio molto delicato, e la possibilità di confrontarsi con un sistema di regole esterno (genitoriale\sociale), per quanto criticabile e proprio grazie al fatto che è criticabile, offre una linea guida per creare il proprio sistema di regole personale.

Il confronto con la dimensione normativa, in psicoterapia coinvolge il setting, cioè tutto quell’insieme di accordi che caratterizzano gli incontri con il terapeuta: luogo e orario di incontro, pagamento, costanza degli appuntamenti, …

Quando i giovani pazienti saltano gli appuntamenti, o dimenticano gli orari, o chiedono di spostare sedute e via dicendo, si trovano alle prese con la difficoltà a contenere il proprio mondo emotivo, probabilmente quei ‘fardelli’ menzionati in precedenza. Spesso accade che se paziente e terapeuta hanno costruito un buon legame, di fiducia e curiosità, la possibilità di discutere assieme del desiderio di trasgredire o modificare una regola, diviene un’occasione di sintonizzazione e crescita personale. Questa diventa una preziosa opportunità per difendere il bisogno di autonomia, tanto importante in adolescenza, perché aiuta a riconoscere quel ‘fardello’, a liberarsi delle sue caratteristiche distruttive e riappropriarsi del potenziale creativo.

Dott.ssa Laura Chiesa

Psicoterapeuta