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di Giuliana Magalini

Riprendo un tema centrale per l’adolescente – la distanza tra sé e l’oggetto -iniziato nel numero precedente con l’osservazione dell’impiego dei materiali (quali?), per parlare qui del “come” ovvero l’aspetto formale del prodotto artistico: stile ed organizzazione spaziale , con particolare attenzione alla composizione.

Heinrich Wolfflin, storico dell’arte distingue lo stile in: LINEARE o PITTORICO che a loro volta possono essere espressi in forma arcaica o in forma tradizionale. Lo stile lineare in forma arcaica è una rappresentazione senso motoria (scarabocchio) che via via definisce uno spazio-corpo che contiene ed è contenuto: espressione del bisogno di integrarsi ed affermare il Sé in rapporto al mondo circostante. Lo stile lineare in forma tradizione, invece, è una rappresentazione simbolica dove si ha una concezione dello spazio più proiettiva. La distanza fra autore ed opera è definita: lo spazio diventa il luogo delle rappresentazioni concettuali ed ideali. Il gesto appare più controllato e definito, le forme possono presentarsi più purificate dal coinvolgimento emotivo.

Per quanto riguarda lo stile pittorico Kandinsky parla dell’effetto psichico del colore “che fa emozionare l’anima”. Il colore visto come equivalente visivo della realtà emotiva (omogeneità, intensità, contrasti, trasparenza).
Nello stile pittorico è più facile che il soggetto segua il bisogno di lasciarsi andare e talvolta può anche accadere che ne rimanga travolto. Come per lo stile lineare, lo stile pittorico può esprimersi in forma arcaica dove è più facile contattare emozioni e sentimenti difficili da esprimere a parole oppure in forma tradizionale dove lo spazio diviene il luogo di rappresentazioni.
Lo stile ci parla della distanza/vicinanza alle emozioni, all’affettività, al corpo; l’espressione in forma arcaica sia essa lineare o pittorica si avvicina maggiormente alle pulsioni.

Data questa premessa: come si esprimono gli adolescenti? Lineari o pittorici? Arcaici o tradizionali?
E’ difficile dare una risposta generalizzante perché ogni esperienza è a sé ed il percorso di ogni ragazzo/ragazza è un processo che si snoda nel tempo. Di frequente, all’inizio si ha un approccio con stili di tipo tradizionale; ma spesso gli adolescenti ricorrono ad entrambi gli stili: capita, ad esempio che dopo un approccio “troppo vicino” (arcaico) venga scelta la forma “tradizionale” per raccontare di sé in modo più distanziato.
In particolare, gli adolescenti amano spesso immagini con funzione identificatoria (immagini-manifesto), usano parole scritte per raccontarsi e utilizzano la copia, che ha una funzione evolutiva importante: fa emergere movimenti assertivi, di autostima e di identificazione positiva.

Una tecnica “di moda” – adottata sempre dopo un po’ di incontri – è l’action painting: permette di esprimere sentimenti di rabbia, emozioni, attiva il corpo.. ed il corpo in adolescenza è fondamentale! C’è un luogo, nella stanza di arte terapia a Santa Giuliana, molto conteso, che è deputato a tale scopo. Già l’annuncio “oggi faccio action painting” porta in sé promesse espressive liberatorie catartiche; il mio invito “parla con l’opera”, una volta terminato il dipinto, è quello di connettersi con quanto espresso, affinchè l’adolescente possa creare uno spazio di pensiero e di riflessione su di sé. Ed è il momento più difficile, ma funziona… un po’ alla volta!

Altro elemento interessante, per quanto riguarda la qualità formale dei lavori, è l’osservazione dell’organizzazione spaziale: oggetti isolati in uno spazio vuoto che raccontano della solitudine, oggetti sovrapposti e confusi, oggetti frammentati, oggetti “lontani”…
Dice S. Resnik (“Sul fantastico”): “la nozione di spazio è in relazione con la capacità di separarsi dall’oggetto originario, la madre, ma anche con l’accettazione di esistere, cioè ex-essere fuori nel mondo, vedere il mondo in prospettiva, scoprirsi, assumere un punto di vista”.
Lo spazio vuoto è un tema che si presenta spesso nei lavori dei ragazzi/e, anche se difficile da riconoscere. Due esempi.
Sandro, in quasi tutti i lavori non presenta un ritmo dentro/fuori (rapporto soggetto/ambiente): fuori dal triangolo della cannabis che disegna, non c’è nulla. C’è sempre un enorme spazio vuoto intorno ai soggetti che rappresenta, ma lui non lo riconosce “io non mi sento così” ribatte alla mia osservazione.

Vincenzo, invece, oppositivo e provocatorio nel comportamento, durante il laboratorio cerca immagini dai giornali per riempire una cornice che ha scelto: auto, donne, ecc. ma alla fine sceglie di non inserirne alcuna e presenta solamente la cornice titolando il suo lavoro: vuoto.
Lo spazio caotico che compare spesso nelle immagini degli adolescenti, si può organizzare con un orizzonte, oppure con una diagonale o una retta con la funzione di separare gli opposti, oppure con la creazione di una griglia dove collocare elementi.
I ragazzi lo fanno spontaneamente.

Gli opposti
In adolescenza gli opposti sono sentiti in modo violento, definitivo, sembra non integrabile.
Possono essere colori contrapposti. Bruna, ad esempio, risponde alla mia consegna “un’immagine che ti presenti” con un puzzle in bianco e nero commentando “La mia vita in bianco e nero: non esiste il grigio, non ce la faccio”.
Oppure lo spazio si può organizzare attraverso la creazione di linee divisorie sul foglio. Roberta traccia montagne appuntite e riempie con pennarelli di colori vivaci.. Alla base rappresenta strati ed una staccionata – spiegherà poi: “per dividere”.

Alberto svilupppa il tema “viaggio dentro me stesso” tracciando su un cartoncino una diagonale che separa le scritte: rabbia e vita.
Anche la creazione di un orizzonte ha la funzione di organizzare lo spazio dell’immagine. Un caso ad esempio, quello di Mario che fin dall’inizio – mi viene riferito- non vuole partecipare all’attività, perché “a lui non piace disegnare”. Invitato a provarci, rimane quindi al setting. Utilizza fin dal primo incontro un medium morbido, la tempera, inizialmente con colori freddi, poi più caldi, senza tuttavia riuscire a dare un centro e nemmeno una forma. Del primo lavoro commenta: “mi fa pensare al caos, delirio, follia; non completezza, non comprensione. Titolo: colore, anzi, “indefinito” ed aggiunge “secondo me non si deve dare un senso ad un disegno così informale”. Si comprende la sua necessità di voler rimane nel caos, nel senza forma. La sua difficoltà a stare nelle regole del setting ed i suoi tentativi di sforare i tempi, sono un tutt’uno con la sua espressione grafica e la difficoltà a “contestualizzarsi”. Cercando di aiutarlo a stare dentro le regole e attraverso il medium artistico, in un lavoro “tramonto” emerge una cornice bianca, e viene definito un orizzonte con un sole che si rispecchia. Talvolta viene tracciata una griglia per organizzare lo spazio: sentita come traccia di riferimento e al contempo come forma di costrizione (la prigione).

Altro elemento che definisce uno stile è la composizione.
Marion Milner: “quando si comincia a pensare alla distanza ed alla separazione è necessario considerare i diversi modi di stare assieme, ossia la composizione (caratteristiche dello spazio che gli oggetti creano fra di loro)”.
Nei lavori dei ragazzi compaiono immagini frammentate, di oggetti sparsi non connessi o di parti corporee non integrate.
Graziella disegna a matita su foglio piccolo una valigia e scrive: “ho voglia di andarmene da qui…e lasciare il mondo così come l’ho trovato. Io sto male con una scuola mediocre, con una famiglia mediocre, con una vita mediocre”.

Da un lavoro successivo con scarabocchi le propongo di far emergere degli oggetti dal disegno per riportarli poi su di un altro foglio… Mi chiede: “li riporto vicini o lontani?” Lascio a lei la scelta: li disegna quindi lontani uno dall’altro…
Interessante poi, all’interno della composizione osservare nelle espressioni grafiche la relazione interno/esterno, che durante i laboratori si sono espresse con: rigidità che uccide il ritmo (congelamento), staticità, “buco” al centro; in taluni casi si è presentata la necessità di fornire una base consistente che potesse sostenere lavori “graffiati” e rotti.
Il più delle volte la composizione (equilibrata) nei lavori spontanei degli adolescenti non c’è: ed è lo specchio di un sentire che fa fatica a mettersi insieme.