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Dott.ssa Francesca Girelli
Dott. Luigi Meneghello

Gli studenti di un Centro di Formazione Professionale (CFP) oggi, sono molto eterogenei. Molti si portano appresso la delusione di precedenti fallimenti scolastici, spesso mascherata da arroganza o finto non interesse. Altri invece sono affaticati da disturbi dell’apprendimento o mancanza di strategie di studio. Il processo di apprendimento presuppone che venga favorito un cambiamento, nel comportamento o nella percezione di sé che la persona ha.
Nei CFP abbiamo la possibilità di favorire il processo di cambiamento degli allievi mettendo in relazione lo studio con la pratica, grazie a stage ben strutturati. L’allievo incontra quindi, oltre al coetaneo, l’adulto. Adulto che, con poche chiacchere e molti esempi di cui il mondo del Lavoro è ancora fatto, è in grado di avvicinare il giovane alla realtà e alla scoperta delle sue doti nascoste. Il ragazzo impara per la prima volta (in questa società che allontana sempre più i ragazzi dalla fatica, dal sacrificio, dal lavoro), che fatica dopo fatica, si può costruire un giardino, riparare una macchina, produrre..pane e vino. Piccole esperienze per chi le ha vissute fin da piccolo. Grandi cose per chi ne è stato privato da quando è nato. Un formatore dovrebbe rivolgere a se stesso le domande “come posso io, motivare i miei studenti all’apprendimento? Come ragazzi che non hanno interesse nello studio, che manifestano scarsa fiducia in sé, nelle proprie capacità, che affrontano la scuola con poco o nullo impegno, possono trovare interesse nella scuola o nel lavorare? Se non si prova piacere nell’ apprendimento si introiettano passivamente nozioni, invece serve essere attivi: consapevoli di quanto appreso e dell’utilità concreta. Il formatore ha il compito non solo di insegnare, ma di riattivare un Sé positivo, che può imparare, e usare le conoscenze fuori delle quattro mura dell’aula. Come fare? Si può utilizzare strategie ideate dagli studenti stessi, motivarli con giudizi positivi quando emerge la loro unicità e capacità. Aiutare a capire margini di miglioramento, punti di forza e di debolezza, per migliorare l’apprendimento. Le tecniche di studio cooperativo, lavorando in piccoli gruppi, permettono confronto e crescita senza il giudizio dell’adulto. Si tratta di scoprire i Talenti, destrutturare le lezioni, parlare meno Noi adulti, e lasciare esprimere nel gruppo Tutti, di dare una mano a chi è più in difficoltà, timido, introverso: permettere ai ragazzi di esprimersi, parlare. Aiutarli a raccontarsi, è un modo per aiutarli a sentirsi parte del gruppo, della classe, della società. Anche ragazzi che rischiano di restare nella solitudine, nell’amarezza, nella monotonia delle loro relazioni quotidiane… in realtà hanno bisogno di relazione. Nell’apprendimento di una professione, i ragazzi si trovano in contatto con adulti positivi inseriti nel mondo del lavoro, che sanno apprezzare le loro competenze pratiche.Ecco allora che Andrea, dopo solo due settimane di stage, torna a scuola e dice “Mi voio studiare!” Magicamente in prima fila, attento alle lezioni… Noi dei CFP siamo fortunati, abbiamo la possibilità di poter utilizzare strumenti eccezionali, che nella loro semplicità ci permettono di arrivare al cuore dei nostri allievi anche con linguaggi diversi.

Francesca Girelli, psicoterapeuta, psicologa scolastica
Luigi Meneghello, formatore e coordinatore corsi CFP