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Testo tratto dal sito: State of Mind

Il suicidio è la seconda causa di morte in adolescenza. Tra i principali fattori di rischio ritroviamo un crescente senso di solitudine e isolamento social. In adolescenza, quando un giovane arriva a pensare di mettere in atto l’idea del suicidio, sta sperimentando un dolore mentale insopportabile e non riesce a trovare altre valide alternative alla morte. Emerge un pensiero dicotomico: o il dolore si risolve immediatamente e completamente oppure l’unica scelta possibile è il suicidio. Gli adolescenti a rischio di suicidio presentano una forte ambivalenza sia sul vivere o morire, sia sul farsi aiutare o negare tale aiuto, quindi, i repentini cambiamenti di idea tra il farsi aiutare e rifiutare il sostegno creano evidenti difficoltà a chi cerca di dare loro un appoggio (Pompili, 2009).

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Il suicidio è la seconda causa di morte tra i dieci e i diciannove anni e risultano più a rischio i maschi tra i dieci e i vent’anni. Da una ricerca è emerso che in adolescenza un ragazzo su tredici ha tentato il suicidio, invece, la pianificazione o l’ideazione suicidaria comprende il 30% dei giovani (Kolves e De Leo, 2016). Gli adolescenti che hanno già tentato il suicidio hanno un’alta probabilità di ripetere l’atto suicidario, questo perché hanno sviluppato in precedenza pensieri negativi e hanno la convinzione che il suicidio possa essere l’unica soluzione (Beck, 1996). Il soggetto non riuscendo a soddisfare i propri bisogni prova un forte senso di frustrazione e ciò genera uno stato “perturbato” in cui la persona non ha più interesse per la vita e anche le relazioni interpersonali, gli affetti e il lavoro perdono di significato (Pompili, 2009).

I fattori di rischio maggiormente riscontrati sono: fattori genetici, basso livello socio-economico, problemi familiari, abuso fisico, depressione e abuso di sostanze (Clerici et al., 2016).

Un aspetto da prendere in considerazione in considerazione in questi ultimi tempi in cui la società è notevolmente cambiata rispetto al passato, è il concetto di solitudine, che non riguarda solo i giovani, ma anche gli adulti. Tuttavia, in questo contesto si fa riferimento prevalentemente agli adolescenti. Innanzitutto, bisogna fare una distinzione tra solitudine, loneliness e isolamento sociale: per solitudine s’intende lo stare da soli senza la percezione d’isolamento, il soggetto ricerca uno stato di riflessione e tranquillità; l’isolamento sociale è caratterizzato dall’assenza dell’interazione con gli altri, proprio come aspetto comportamentale; invece, per loneliness s’intende il sentimento “dell’essere solo”: percezione soggettiva di discrepanza tra le relazioni desiderate e quelle vissute, mancanza di prospettive, chiusura in se stessi, incapacità di dare significato alle cose, sentimenti primitivi di dolore, noia (Siracusano, 2017a). Come Janet (1926) affermava già un secolo fa: la noia è una condizione affettiva che esprime l’impulso di ricerca interminabile di distrazione; una ricerca di qualche azione che possa riuscire a salvare il soggetto dalla sua depressione e dal suo stato di vuoto.

Solitudine e noia sono alla base di una serie di possibili disturbi: depressione, disturbi di personalità, dipendenze comportamentali (cibo, internet, etc.), psicosi e psicopatia. Spesso la loneliness porta a sviluppare stati depressivi ed è difficile che gli altri si accorgano di tale condizione. Il soggetto si sente “senza speranza” (hopelessness), non crede più di poter ricevere aiuto dall’altro, e soprattutto, non spera più in se stesso. È possibile ipotizzare, quindi, il passaggio da una condizione di loneliness a uno stato depressivo; in particolare, si può parlare di “inermità” depressiva, in cui il soggetto non si ritiene più in grado di far fronte ai problemi, inizia a sprofondare nell’impotenza, è privo di risorse, si sente apatico e inerme. La percezione di sentirsi solo è correlata a un incremento del rischio di condotte autolesive (Siracusano, 2017b). I mediatori psicopatologici che portano più spesso al suicidio sono: la depressione, la paranoia e i disturbi di personalità.

Per l’articolo completo e dettagliato: State of Mind