image_pdfimage_print

di Valeria Valbusa

 

“La mente si affolla di pensieri, sempre gli stessi che tornano e fanno paura; più provo ad allontanarli più si fanno forza e diventano insistenti: bussano alla mia testa, cerco di dire a me stesso che non hanno senso, che non sono veri, ma non basta, l’ansia ha il sopravvento e non mi resta che controllare e controllare e controllare ancora di non aver davvero commesso quell’assurdo errore”.

Il disturbo Ossessivo-Compulsivo (D.O.C.), come il nome stesso suggerisce, è caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni: pensieri, immagini o impulsi ricorrenti, vissuti con disagio e paura, “costringono” la persona a mettere in atto comportamenti ripetitivi o azioni mentali al fine di annullare l’angoscia provocata dal pensiero disturbante e intrusivo.

I pensieri ossessivi si presentano più e più volte e sono incontrollabili dalla persona che li sperimenta; sono  avvertiti come sgradevoli e giudicati come insensati. Le ossessioni possono riguardare svariati argomenti e situazioni: le persone con DOC possono preoccuparsi eccessivamente dello sporco e dei germi ed essere ossessionati dall’idea di potersi contaminare o contaminare altre persone. Possono essere fortemente angosciati all’idea di aver inavvertitamente recato danno a qualcuno, ad esempio facendo una manovra azzardata con il motorino, oppure di perdere il controllo e poter diventare pericoloso per gli altri; possono essere terrorizzati all’idea di aver contratto malattie infettive.

Tutte le ossessioni sono pertanto accompagnate da emozioni negative (disagio, ansia, paura, disgusto, incertezza, dubbio) e gli enormi sforzi della persona che ne soffre per contenerle sono spesso inconcludenti.

Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi messi in atto per ridurre l’ansia provocata dalle ossessioni, rappresentano il tentativo di controllare il forte disagio provato. Una persona può, quindi, lavarsi le mani più volte per annullare il pensiero di contaminazione; può controllare più volte di aver chiuso il gas di casa per scongiurare catastrofi, può contare oggetti all’infinito per assicurarsi di non averli perduti.

In generale, le compulsioni diventano veri e propri rituali quotidiani, alle volte francamente bizzarri, da mettere in atto secondo regole precise e rigide; in alcuni casi diventano talmente routinarie da essere messe in atto anche in assenza di ossessioni, a scopo preventivo.

Spesso le persone con DOC tendono a ricercare ripetutamente rassicurazione nei familiari e negli amici riguardo alle proprie ossessioni: tali richieste svolgono la stessa funzione delle compulsioni ovvero tranquillizzare, almeno momentaneamente, la persona.

Inoltre, la persona che soffre di Disturbo ossessivo-compulsivo tende a mettere in atto una serie di evitamenti di tutte le situazioni che in qualche modo possono innescare i pensieri intrusivi nel tentativo di controllarli e limitare le compulsioni: chi teme, quindi, lo sporco e i germi tenterà di non toccare oggetti potenzialmente contaminati, chi teme di pungersi con aghi infetti non camminerà sull’erba o sulla sabbia, chi teme che alcuni numeri possano portare sfortuna a sè o ai propri cari eviterà ogni situazione che li “contenga” (calendari, televisioni, agende, orologi).

Chiaramente, più esteso e frequente diventa l’evitamento delle situazioni, più il soggetto vivrà una situazione di isolamento, vittima delle rigide regole imposte dal suo disturbo e a rischio di sviluppare un correlato disturbo depressivo.

Il disturbo ossessivo-compulsivo colpisce dal 2 al 3% della popolazione; può manifestarsi sia negli uomini sia nelle donne, indifferentemente, e può esordire nell’infanzia, nell’adolescenza o nella prima età adulta.

L’età tipica in cui compare più frequentemente è tra i 6 e i 15 anni nei maschi e tra i 20 e i 29 anni nelle donne. I primi sintomi si manifestano solitamente prima dei 25 anni (il 15% ha esordio intorno ai 10 anni). Nella maggior parte dei casi l’esordio dei sintomi è subdolo e graduale: le persone non ricordano con esattezza l’inizio della problematica, che tende ad aggravarsi progressivamente. In alcuni casi, invece, le persone sanno individuare il momento improvviso di insorgenza dei sintomi, spesso a seguito di un evento di vita stressante.

Il DOC è, pertanto, una patologia che non affligge esclusivamente gli adulti, ma, anzi, può insorgere in bambini e adolescenti. L’esordio in età evolutiva si manifesta prevalentemente con  sintomi comportamentali di tipo ritualistico che possono cambiare anche molto rapidamente, nonostante siano maggiormente frequenti comportamenti di lavaggio e pulizia. In adolescenza ed età adulta la sintomatologia tende ad essere molto simile, prevalentemente con ossessioni di contaminazioni e conseguenti compulsioni di pulizia e lavaggio per le ragazze, e ossessioni sessuali e rituali di ripetizione per i ragazzi.

Non sono ancora del tutto chiari alla comunità scientifica i fattori che possono influenzare l’insorgenza del DOC. Avere familiari che soffrono di tale disturbo aumenta certamente la possibilità di ammalarsi, rimane tuttavia difficile differenziare l’effetto legato al vero e proprio patrimonio genetico da quello legato all’ambiente e allo stile di accudimento.

È importante riconoscere e trattare il disturbo insorto in età evolutiva con tempestività, al fine di evitare il perdurare e l’aggravarsi della sintomatologia; in questo periodo del ciclo vitale, fondamentale è il ruolo della famiglia.

Il  Disturbo Ossessivo- Compulsivo causa una grande sofferenza in chi ne soffre, ma anche nella famiglia che inevitabilmente ne viene coinvolta. I famigliari si sentono spesso frustrati e confusi rispetto ai sintomi del disturbo e non sanno come aiutare i loro figli. Conoscere, quindi, il DOC e le sue manifestazioni è il primo passo da compiere per agire nel modo più adeguato, insieme ad altri tra cui, non farsi coinvolgere nei rituali di controllo, non sgridare il ragazzo per le sue paure nonostante appaiano irrazionali, riconoscere i suoi e i propri sentimenti di paura, sconforto, e, una volta iniziato un percorso terapeutico, sostenere il proprio figlio, motivandolo a continuare perché guarire è possibile ma richiede tempo e pazienza.

Si. Guarire è possibile. Le linee guida internazionali indicano nella terapia farmacologica e nella terapia cognitivo-comportamentale i trattamenti più efficaci.

Nel caso di bambini ed adolescenti, la prima scelta terapeutica ricade sulla psicoterapia cognitivo-comportamentale, la quale è finalizzata a ridurre la quantità e la frequenza dei sintomi e a rendere la persona meno vulnerabile ai meccanismi cognitivi che hanno contribuito all’insorgenza e al mantenimento del disturbo.

dr.ssa Valeria Valbusa

Studio di Psicoterapia Integrata – www.psychoarea.it

Verona