image_pdfimage_print

Intervista con lo psicoterapeuta Matteo Lancini tratta dal sito: Il Minotauro

” Dal punto di vista psichiatrico, c’è stato un ampio dibattito sulla dipendenza da videogiochi. È sempre più difficile definirla tale, perché la Rete è diventata un ambiente nel quale si studia e si lavora, ma proprio l’area dei videogiochi viene guardata con maggiore sospetto», spiega Lancini. «Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, il DSM-5, non l’ha classificata come nuova dipendenza ma l’ha collocata fra le aree che meritano attenzione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’OMS, invece, ha inserito la dipendenza da gioco digitale nell’International classification of diseases (Icd), spiegando che si tratta di “un modello di comportamento di gioco persistente o ricorrente (gioco digitale o videogame), che può essere online su Internet o offline e che prende il sopravvento sugli altri interessi della vita”. Per la prima volta una parte della comunità scientifica l’ha classificata come forma di dipendenza patologica».

[..]

Ma perché i ragazzi ne abusano?
«No. Alcuni ragazzi, di fronte alle difficoltà evolutive della crescita, proprio nel periodo in cui dovrebbero nascere socialmente, si “ritirano”, magari dopo un episodio di bullismo o una frase difficile da accettare, si chiudono in casa, perché magari si percepiscono come brutti, non presentabili. È un fenomeno che interessa soprattutto i maschi, che usano la sparizione per risolvere i loro problemi, è come se si suicidassero socialmente, sviluppano quasi una fobia verso la scuola e i rapporti con i compagni. Alcuni di loro, a quel punto instaurano relazione intensissima con Internet e i suoi giochi».

Una soluzione drastica, come sottrarre il videogioco ai ragazzi che ci passano troppe ore, potrebbe essere efficace?
«No: il videogioco è un sintomo. Un segnale delle loro difficoltà psichiche, una sorta di difesa in cui trovano rifugio. Internet ha determinato i cambiamenti sociali che possono avere contribuito al sintomo, ma non possiamo pensare che sia la causa della disconnessione, che dipende da altre sofferenze. È una semplificazione adulta quella di pensare di risolvere la malattia eliminando il sintomo. La colpa dell’anoressia è forse l’abbondanza di cibo nella società? No: la ragazza anoressica ha un problema affettivo, per cui decide di privarsi degli alimenti. Il meccanismo è lo stesso. Bisogna indagare che cosa l’adolescente ci vuole dire nascondendosi nei suoi videogiochi. Toglierli non farebbe che scatenare angoscia e sofferenze ancora maggiori».   “

Per l’intervista completa clicca: Il Minotauro