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di Leonardo Speri

“Essendo libertà da ogni obbligo l’arte è gioco,
il gioco contraddice alla serietà dell’agire utilitario,
ma poiché la libertà è il supremo dei valori,
solo giocando si è veramente seri”.
Tristan Tzara, 1896-1903

“La musica è una legge morale:
essa dà un’anima all’universo, le ali al pensiero,
uno slancio all’immaginazione, un fascino alla tristezza,
un impulso alla gaiezza e la vita a tutte le cose.
Essa è l’essenza dell’ordine ed eleva ciò che è buono,
giusto e bello, di cui essa è la forma invisibile,
ma tuttavia splendente, appassionata ed eterna.”
Platone, 400 a. C. (dai Dialoghi)

Mi ha sempre colpito l’utilizzo con più significati della parola jouer in francese, o to play in inglese: giocare, recitare, suonare, e in tedesco spielen: suonare e giocare, quasi si trattasse della stessa azione.
Giocare, recitare, suonare sono attività che oscillano continuamente tra regole e libertà, come ci ricordano le due citazioni di apertura distanti nel tempo e anche nel pensiero, ma unanimi nel dare all’arte un grande valore. Mi sono anche formato come psicologo al pensiero di un grande pediatra e psicoanalista, Winnicott, che nel suo libro “Gioco e realtà” ci ha aperto gli occhi su quanto sia indispensabile la dimensione del gioco per lo sviluppo della creatività: la radice profonda di queste forme espressive è infatti comune e appartiene all’area delle relazioni primarie tra madre e bambino.

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Leonardo Speri
Psicologo, Psicoterapeuta, Coordinatore della “Baby Friendly Hospital Initiative” – Comitato Italiano per l’UNICEF