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Testo tratto dal sito: Psicologi Italia

” L’anoressia negli adolescenti é uno dei disturbi più diffusi, in questa epoca. Tale malattia é frequente, particolarmente, nelle adolescenti in quanto le giovani donne della società occidentale vivono in un ambiente familiare che pone l’attenzione sia sul successo, che sulla carriera, che sui valori tradizionali. Tutto ciò, determina lo sviluppo di un modello evolutivo che può sviluppare o accentuare stati di incertezza, di inadeguatezza, di sofferenza in generale.

Pertanto, la comprensione di un disturbo alimentare psicogeno, come l’anoressia, non può trovare la sua matrice soltanto nell’analisi dei fattori biologici, delle conflittualità psichiche e familiari, ma anche in una spiccata considerazione delle problematiche sociali, più precisamente della “cultura del nostro tempo”.

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In questo secolo, la donna ha l’ingresso verso tutte le professioni, la spinta a ricoprire ogni tipo di incarico che genera un conflitto tra dipendenza e indipendenza, tra riferimenti a modelli vecchi e a modelli nuovi, con la diffusione di un “nuovo modello femminile”, con una nuova immagine di bellezza, non più rivolto alle forme tondeggianti di un corpo ben delineato, formoso (associato sia a valori superficiali che alla riproduzione), ma verso una figura esile, slanciata, piatta, quasi androgina.

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L’angoscia – perché é più di una semplice paura – di aumentare di peso é molto forte ed é supportata da un’immagine del corpo, percepito grasso, ma che in realtà non é tale. A questo tipo di risposta comportamentale, vale a dire al digiuno, fanno seguito episodi bulimici stroncati, immediatamente, da vomito spontaneo o auto indotto, per evitare che il cibo ingerito possa essere assimilato.

Questa patologia, spesso viene nascosta a lungo, in quanto le ragazze tendono a nascondere il proprio corpo, i loro sintomi ed ancor più il disagio che stanno vivendo. Quando il disturbo alimentare diventa oggetto di preoccupazione in famiglia significa che lo stadio della malattia, in genere, é già avanzato e l’adolescente comincia ad essere meno attiva, più proiettata verso il riposo e compare l’amenorrea che, comunque, non sempre é un sintomo tardivo, ma può comparire ancor prima della “perdita di peso”. In questa fase, evoluta, come già scritto, l’aspetto risulta emaciato, i capelli cadono, la pelle di tutto il corpo appare secca e gli esami ematochimici presentano valori bassissimi di glicemia, con anemia e possibili alterazioni anche cardiache.

A questo punto, compare uno stato depressivo, di astenia completa che può regredire se la paziente riprende una corretta alimentazione. Infatti, la presenza di sintomi depressivi deriva proprio da questo stato di precarietà fisica che può, talvolta, in alcuni casi, persino rimanere come malattia a sé stante, una volta superata l’anoressia.

Le ricerche presenti nel settore hanno riscontrato che alla base dello sviluppo dell’anoressia ci fosse una conflittualità riconducibile al rapporto con la figura materna. In realtà, nelle pazienti anoressiche é presente una madre invadente, dedita solo alla famiglia che con il suo continuo controllo ha creato insicurezza e mancanza di autonomia e il motivo per cui la malattia si manifesti, in modo particolare, durante l’adolescenza, deriva proprio dal bisogno di una maggiore autosufficienza ed indipendenza. Tuttavia, se non si può negare l’influenza dei fattori socio-ambientali e dei mezzi di comunicazione, con la continua proiezione di figure femminili la cui perfezione é nella “magrezza”, bisogna però considerare che l’eziologia dell’anoressia é multifattoriale.

Il bisogno di dimagrire scaturisce, da diversi aspetti: desiderio di non assomigliare alla madre, bisogno di nascondere la propria femminilità, necessita di avvicinarsi ad un ideale femminile, bisogno di identificarsi con un’immagine suprema di bellezza e così via, in ogni caso, l’approccio terapeutico oggi più adottato é quello integrato: terapia farmacologica con antidepressivi associata ad una psicoterapia. Va ribadito che, comunque, ogni paziente é un essere unico che deve essere trattato nella sua individualità e con la sua unicità.

Infine, bisogna aggiungere che la motivazione per cui questa patologia sia prevalentemente femminile, trova la sua risposta nella realtà antica che é la “donna” che deve piacere e “l’uomo” che deve conquistare.

Questa immagine, ovviamente, deve essere bella, perfetta e, di conseguenza é proprio la donna che rincorre i canoni più ricercati in questo periodo storico, creando spesso, nella sua mente distorsioni della realtà.

Per l’articolo completo clicca: Psicologi Italia