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della Redazione

Un intervento psicologico in adolescenza può essere di grande importanza considerato che questa fase della vita è caratterizzata da profondi cambiamenti e dalla ricerca di una nuova identità.

Con l’adolescenza, dunque, si rompe un equilibrio e si apre una crisi, caratterizzata da profondi mutamenti fisici, dall’emergere di un nuovo funzionamento mentale, oltre che da radicali cambiamenti nelle relazioni, sociali sia interne che esterne alla famiglia. Queste molteplici trasformazioni pongono l’adolescente di fronte al compito di integrare i cambiamenti del suo corpo indotti dalla pubertà, di modificare i suoi legami famigliari, sino ad accettare il lutto della separazione dal mondo infantile, a riconoscere i limiti e a ritrovare una nuova fiducia in se stesso.

In tal senso, l’intervento psicologico è finalizzato a favorire nell’adolescente l’assunzione di una posizione attiva nei confronti di ciò che sta accadendo dentro di sé e nel rapporto con la realtà esterna, così da riattivare quei processi di separazione-individuazione, indispensabili al raggiungimento di una chiara soggettività identitaria. L’obiettivo è dunque quello di favorire movimenti maturativi in grado di aiutare l’adolescente a superare il disagio incontrato.

È importante, a questo punto, sottolineare che l’instabilità, la conflittualità e contraddittorietà di questa particolare stagione della vita fa sì che sia molto difficile parlare di adolescenza normale o patologica. Non è infatti facile riconoscere quali aspetti sono fisiologici e quali degni di attenzione clinica, in un periodo in cui la personalità dell’adolescente si sta evolvendo in modo disomogeneo e imprevedibile.

Ciò che possiamo dire, in sostanza, è che in adolescenza difficilmente si rileva un’organizzazione patologica definita: si tratta di situazioni in cui “i giochi non sono ancora fatti”, in cui si trovano più spesso patologie “in fieri”, con aspetti qualitativi e quantitativi che si differenziano da un’evoluzione “normale”, ma che non sono ancora strutturati in patologie simili a quelle dell’età adulta. La sfida, dunque, è riuscire a cogliere quelle “comunicazioni particolari” che gli adolescenti, in situazioni di sofferenza psicologica, usano come segnali di disagio e silenti richieste di aiuto. Un disagio che può esprimersi mediante: disturbi del comportamento e della socializzazione, difficoltà scolastiche, disturbi psicosomatici, comportamenti a rischio (abuso di sostanze, atteggiamenti autolesivi, ecc.), disturbi alimentari, ecc.