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di Lucia Marchesini – Psicologa e psicoterapeuta

Quante volte noi psicologi e professionisti che lavoriamo con adolescenti, ci troviamo a confrontarci con il loro audace pensiero immaginario e a discutere sulle potenzialità o i rischi di una creatività che sembra voler oltrepassare a tutti i costi i limiti della realtà. Capita spesso, poi, nel mondo degli adulti, di osservare i tentativi entusiasti e determinati dei più giovani di cambiare il proprio futuro, se non addirittura le sorti del mondo, con uno sguardo nostalgico o addirittura con la tenera compassione di chi ormai, vittima del tempo, si è arreso all’idea che i sogni dei ragazzi possano diventare realtà.
Eppure a volte, quando la volontà e la speranza di più persone si incontrano nel desiderio di raggiungere un obiettivo comune anche le imprese più ambiziose sembrano essere possibili. Un esempio ce lo regala l’associazione di volontariato Sinergia (www.sinergiaitalia.org) che animata dallo spirito del suo gruppo di giovani volontari, dal 2004 porta avanti un progetto che per le sue finalità idealistiche, lo si potrebbe collocare quasi al confine tra sogno e realtà: aiutare chi non ha potuto scegliere il proprio destino, chi si è ritrovato a dover subire quell’amaro destino impostogli da un mondo di adulti che ha negato alle nuove generazioni la possibilità di scegliere. Questo è quello che accade ai milioni di bambini e ragazzi adolescenti che in Perù vivono la cosiddetta “vita di strada”, fatta di pericoli e delinquenza, privi di punti di riferimento e di sostegno, costretti a scegliere solo tra la fame e il freddo delle loro abitazioni fatiscenti e l’inebriante alternativa delle sostanze stupefacenti, create appositamente per non pensare, per non sentire, per non soffrire.
Venerdì 24 ottobre i volontari di Sinergia, per celebrare il decimo compleanno dell’associazione, hanno voluto regalare alla comunità di Verona, presso il teatro Camploy, una testimonianza viva ed emozionante del cammino fatto assieme in questi anni, ripercorrendo la storia del progetto dalla sua nascita; da quando, appunto, un gruppo di giovani amici ha deciso di fondare un’associazione, qui in Italia, che si facesse portavoce dei diritti di minori costretti in situazione di disagio e di devianza, dall’altra parte del mondo, perché la distanza e la provenienza non continuassero ad essere limiti invalicabili alla solidarietà e alla responsabilità civile. Ad allietare la serata sono intervenuti artisti locali come gli attori Alberto Rizzi e Chiara Mascalzoni, il corpo di ballo di Mamadanzateatro e i cantanti del coro Evenjoy, con una nota di internazionalità, grazie alla viola di Hamza Laouabdia Sellami che ha accompagnato le letture dei passi più coinvolgenti dello scambio epistolare che ha tenuto uniti i volontari italiani agli operatori peruviani in questi dieci anni.
In una di queste lettere Alessandra Donatelli, fondatrice del progetto, descrive il suo incontro con Martin Milla, un giovane peruviano che, come lei, aveva toccato con mano nelle strade di Lima la sofferenza di questi ragazzi e che, come lei, non poteva restare a guardare senza almeno provare a dire o fare qualcosa per contrastare tanta ingiustizia. Da quell’incontro è nato il sogno di una casa famiglia che potesse accogliere alcuni di quei ragazzi per accompagnarli nel loro percorso di crescita, per offrire loro nuove opportunità di vita, la speranza di un futuro e il calore, appunto, di una famiglia. Fu così che nacquero le due associazioni, quella italiana, Sinergia, e quella peruviana, Sinergia por la infancia, separate dalla distanza geografica ma unite negli intenti e negli ideali.
Il sogno di quei due ragazzi, oggi, non solo è diventato realtà ma è innanzitutto il progetto di un gruppo sempre più ampio di giovani che condividono lo stesso desiderio di rimanere vicini, nella distanza, ad altri giovani, già privati dei loro sogni ancora prima di poterli immaginare, accompagnandoli nella loro lotta quotidiana per un futuro migliore.

Lucia Marchesini – Psicologa e psicoterapeuta