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di Michele Marconi

 

Sul magazine dello scorso mese ho  brevemente mostrato le caratteristiche principali che descrivono un incontro di mediazione equestre, in  questo articolo vorrei condividere con voi tre esperienze di adolescenti che sono stati capaci di incrociare le loro fragilità con la naturale duttilità del cavallo,  in che modo le sue normali  qualità  spesso sostengono le nostre sofferenze esistenziali.

L’ energia e la vitalità del cavallo  rinforzano quelle emozioni che fluiscono in noi da circostanze lontane, a volte legate intimamente a sentimenti profondi e distanti nel tempo, dai giochi in cortile, dalla voce di un compagno di scuola, dagli odori di un giorno di festa, e insieme, come dimostrano le neuroscienze, organizzano con decisione ciò che siamo e quello che vorremmo essere.

A volte però la vita non è generosa, anzi è troppo esigente per alcuni ragazzi,  e il peso delle ingiustizie subite, come in queste tre storie, incrementa lo smarrimento e il rancore,  la paura li schiaccia e paralizza in un angolo  le loro vite indifese, incapaci di portare un carico di ferite troppo pesanti per la loro età.

La sofferenza si orienta verso “l’interno”, il non senso viene espresso sul proprio corpo con disturbi psichici, che hanno il nome di autolesionismo, anoressia, bulimia, manifestazioni visibili di un dolore inenarrabile.

Un corpo graffiato, perché la vita lo ha ferito o rinsecchito, perché forse la fame di affetti è inestinguibile, oppure una corporatura satura all’esasperazione, perché si deve riempire ciò che viene percepito, il tutto come un vuoto insaziabile.

Volti che attendono qualcuno che provi a compensare un bisogno incompiuto o a ridare dignità ad una biografia deturpata.

A Corte Molon, centro polifunzionale per la riabilitazione, attraverso interventi assistiti con gli animali proponiamo a ragazzi esperienze significative e significanti.

Molte volte abbiamo visto adolescenti con le braccia fasciate o sfiniti per il prolungato digiuno incapaci di mettere il piede nella staffa, ma l’esperienza con il cavallo ha reso il loro corpo più leggero,  sano ed equilibrato.

Anche se solo per alcune ore alla settimana, rimane in loro una consapevolezza che scardina e interrompe un modus operandi; è in noi determinata la convinzione per cui un’esperienza positiva permette di affrontare o rivedere sotto un’altra luce il quotidiano, un intervento equestre che si avvale della tecnica, ma con una incisiva intenzionalità educativa.

Enrica è giovane, le canzoni della festa per la promozione di terza media sono ancora in classifica nel suo I Pod, ma quando lo estrae dalla tasca fatica ad uscire perché i Jeans sono stretti, il suo maglione è largo, ma non inganna. Non riesce a salire,  la vergogna è tanta e si ritrae in disparte. Cerchiamo di non farle vivere il suo non essere stata capace come un fallimento. Ci riprova e con l’aiuto di un altro ragazzo e di uno sgabello riesce con fatica a sollevare il suo  corpo e a sedersi in sella. Il cavallo cammina tranquillamente senza alcuno sforzo e, per la prima volta nella sua vita, ci racconterà poi, si è sentita leggera, la gravità ha perso quella potenza che la costringeva a trascinare stancamente un corpo affaticato. Quel pomeriggio non percepisce più quel senso esasperato di pesantezza che paradossalmente la faceva sentire vera. Sul cavallo si sente “delicata” ci racconterà, e si riconoscerà così anche negli incontri successivi, una concezione nuova si è strutturata in lei, una variabile nella sua vita che ora l’accompagnerà nelle prossime scelte.

Enrico è magro, anoressico, è nato in Piemonte in riva ad un lago  che conosco bene, vicino a casa sua ho passato il capodanno del millennio, ma a lui non l’ho detto, ho solo cercato di fargli riconoscere come il cavallo risponde ad uno stimolo facendo leva sugli aspetti narcisistici che possono gratificare la nostra lezione. Enrico è stanco, si muove in maniera disorganizzata malgrado le mie sollecitazioni, il cavallo si muove autonomamente senza meta e guida, Enrico è concentrato esclusivamente su come utilizzare questa nuova situazione per consumare ulteriori calorie, sta lavorando sul cavallo, non con il cavallo. Lo faccio scendere, poiché vengono meno i requisiti minimi di sicurezza. La settimana dopo ci riprova e qualcosa si è modificato, ma in maniera impercettibile, forse però era solo un mio desiderio. A fine lezione gli chiedo di pensare, la prossima volta, mentre è sul cavallo, di canalizzare l’energia che possiede per condurre in autonomia l’animale, senza che lo affianchi con la longhina (piccola corda per condurre o legare il cavallo). La terza settimana è andata decisamente meglio, quel pensiero ingombrante che da anni lo accompagna, ora lo ha affiancato ad un desiderio, racconterà poi a suo padre che associa il cavallo ad una situazione vitale, in netto contrasto con la sua lettura mortifera della vita.

Enrichetta ha le braccia che hanno dei profondi solchi rossi, è autolesionista, si taglia, inoltre da qualche settimana fa uso di eroina, iniettandosi qualche cosa perché la possa far sentire viva, eccitata, concreta. Con lei ho pochissime chance, è molto diffidente, soprattutto delle figure maschili, e decidiamo di negoziare il suo tollerarmi; se lei farà bene ciò che le indicherò per i prossimi 10 incontri le farò sperimentare alla longia (il cavallo è guidato dall’istruttore tramite una lunga corda) il GALOPPO!!! Accetta la sfida, è (quasi) sempre corretta in tutti quei due mesi e mezzo, ma non la mollo, nemmeno lei si scoraggia nel sopportarmi, finalmente arriva il grande giorno, e devo mantenere la promessa anche se naturalmente non era ancora pronta. Sono le 15 di un mercoledì di maggio Enrichetta galoppa libera, bene come non avrei sperato, dopo ½ ora mi chiede di fermarsi, ha sperimentato un’emozione adrenalinica che solo la “roba” fino ad ora la aveva dato. Ci salutiamo, mi dice che l’accordo è stato reciprocamente mantenuto e che non verrà più. Dopo un paio d’anni l’ho incontrata a Fiera Cavalli che acquistava una testiera per Blond, il suo cavallo…

Michele Marconi  – Quadro Tecnico E.N.G.E.A. In formazione c/o Università di Verona