Testo tratto dal sito: Psicologi Italia

“L’anoressia negli adolescenti é uno dei disturbi più diffusi, in questa epoca […]

In questo secolo, la donna ha l’ingresso verso tutte le professioni, la spinta a ricoprire ogni tipo di incarico che genera un conflitto tra dipendenza e indipendenza, tra riferimenti a modelli vecchi e a modelli nuovi, con la diffusione di un “nuovo modello femminile”, con una nuova immagine di bellezza, non più rivolto alle forme tondeggianti di un corpo ben delineato, formoso (associato sia a valori superficiali che alla riproduzione), ma verso una figura esile, slanciata, piatta, quasi androgina […]

L’angoscia – perché é più di una semplice paura – di aumentare di peso é molto forte ed é supportata da un’immagine del corpo, percepito grasso, ma che in realtà non é tale. A questo tipo di risposta comportamentale, vale a dire al digiuno, fanno seguito episodi bulimici stroncati, immediatamente, da vomito spontaneo o auto indotto, per evitare che il cibo ingerito possa essere assimilato.

Questa patologia, spesso viene nascosta a lungo, in quanto le ragazze tendono a nascondere il proprio corpo, i loro sintomi ed ancor più il disagio che stanno vivendo. Quando il disturbo alimentare diventa oggetto di preoccupazione in famiglia significa che lo stadio della malattia, in genere, é già avanzato e l’adolescente comincia ad essere meno attiva, più proiettata verso il riposo e compare l’amenorrea che, comunque, non sempre é un sintomo tardivo, ma può comparire ancor prima della “perdita di peso”. In questa fase, evoluta, come già scritto, l’aspetto risulta emaciato, i capelli cadono, la pelle di tutto il corpo appare secca e gli esami ematochimici presentano valori bassissimi di glicemia, con anemia e possibili alterazioni anche cardiache.

A questo punto, compare uno stato depressivo, di astenia completa che può regredire se la paziente riprende una corretta alimentazione. Infatti, la presenza di sintomi depressivi deriva proprio da questo stato di precarietà fisica che può, talvolta, in alcuni casi, persino rimanere come malattia a sé stante, una volta superata l’anoressia.

[…] L’eziologia dell’anoressia é multifattoriale.

Il bisogno di dimagrire scaturisce, da diversi aspetti: desiderio di non assomigliare alla madre, bisogno di nascondere la propria femminilità, necessita di avvicinarsi ad un ideale femminile, bisogno di identificarsi con un’immagine suprema di bellezza e così via, in ogni caso, l’approccio terapeutico oggi più adottato é quello integrato: terapia farmacologica con antidepressivi associata ad una psicoterapia. Va ribadito che, comunque, ogni paziente é un essere unico che deve essere trattato nella sua individualità e con la sua unicità.

Per l’articolo completo clicca: Psicologi Italia

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